mercoledì 19 aprile 2017

Come acqua che scorre

Pensavo che la vita sarebbe rimasta immobile. Credevo che quando trovi attorno spazio liquido in cui nuotare e stare a galla con facilità sia possibile farlo per sempre.

Poi gli eventi, le cose, le situazioni che si modificano, la vita degli altri che continua ad andare avanti per inerzia sebbene la tua abbia subito una frenata brusca e proceda, lentamente, senza che tu possa rendertene conto.

Stupidamente credevo che, una volta rimessa in carreggiata, potessi viaggiare di nuovo in quello spazio liquido. Ma se mi guardo intorno vedo che sono sola. Che gli altri stanno procedendo sì, ma in un altro spazio liquido. Non siamo più nuotatori delle stessa vasca.

Ci sono stata molto male, ci sto ancora male. Che poi il senso di malessere mi pervada costantemente, questa è la mia peculiarità... mica solo Leopardi era uno sfigato lamentoso eh.

Comunque... nel momento esatto in cui ho compreso che il mondo, le cose,  gli amici  avevano continuato il tragitto...era tardi. Troppi giri ferma. Troppi carichi sulle spalle per poter accelerare e raggiungerli.

È la vita. Dicono.

Io dico che sono le priorità che cambiano, che se per gli altri non avevo problemi, o almeno non credevo lo fossero (poi magari ho anche sbagliato) il loro mettere al mondo figli, da quando ho il mio, invece,  viaggiamo su binari diversi. Loro sono in sopraelevata, io in sotteranea o forse il contrario.

Fatto sta che non ci si organizza più insieme, non ci sono più scampagnate da programmare, capodanno, vacanze, ponti vari.   Niente.

Dicono che è "perché voi non uscite più". È vero. Non ho avuto voglia di fare nulla per troppo tempo e mica possono aspettare...no. Forse è giusto così. Ci sono valori per me fondamentali.

L'amicizia è una di questi. Ma come tutte le cose, ci sono pesi e misure diverse per ognuno di noi.

Ho creduto di essere una buona amica quando c'era stato bisogno, magari non lo sono stata. Ci sono legami che nonostante tutto restano in piedi, saldi, e forti come sempre. Altri invece si sono proprio spezzati.

Mi stupisco di come possano frequentare persone che ritenevano pesanti e sciocche. Mi dico che allora meglio. Dai. Meglio per forza. Poi capisco che in realtà sono io ora quella pesante di cui probabilmente ci si lamenta... mi pare anche di immaginarli i discorsi. E che amicizia hai perso allora? Ragiona.

Certo.

Non ho perso amicizie, è evidente. Ho perso la giovinezza, ho perso lo spazio liquido e fluido in cui nuotare. Ora cammino su una gelatina colorata, a volte mi risucchia, altre mi da' una spinta verso l'alto.

Devo solo cambiare prospettiva, devo solo guardare avanti. Che poi, con un balzo gelatinoso ho intravisto anche un sacco di cose belle là in fondo...

E forse c'è anche il mare in cui ritrovarsi.





giovedì 13 aprile 2017

Di rabbia latente, stanchezza, e festività

Il mio ultimo post è nato a seguito dell'incontro con il commercialista. Questo, nasce alle porte di Pasqua, e a seguito di un'analisi personale maturata ingurgitando cioccolata fondente (extra).

Ho capito una cosa di me... che sono uguale a quando avevo 7 anni. E no, non è assolutamente una consolazione.

Uguale alla ragazzina brutta che ogni volta che nevicava aveva il febbrone e gli toccava ammirare la neve dalla finestra della camera. Ho sempre la scucchia, il nasone e gli occhi da pesce fracico. (Insomma brutta è un eufemismo). In fin dei conti me lo diceva pure Chiara..."tendi costantemente a svilirti". Ma è la verità comunque.

Mia sorella mi ha portato giù dalla casa della montagna una bicicletta per bambini, lasciata lì dal vecchio proprietario, un po' arrugginita ma giusta per Damiano. Mancano le rotelle e ha i gommini del manubrio rovinati.

La bambina settenne ha pensato che fosse una "genialata" rimetterla a nuovo e darla al pargolo felice. Così armata di buona volontà questa mattina mi sono recata dal "biciclettaro" del quartiere il quale mi ha praticamente insultato dicendo che quella "non è una bicicletta ma un giocattolo da supermercato, io NON riparo queste cose", il sorriso festoso del mio viso si è tramutata presto in fessura rigida.

"Non la devo riparare, cerco rotelle e ricambi per il manubrio, li ha?"
"Sì"
"Ecco, vede, allora sono nel posto giusto"
L'energumeno mi rompe i gommini e inizia a cercarne di nuovi... e no, non ne ha.

Inizia a fare un'altra cosa, a parlare con altri, dicendo che forse non ha neanche le rotelle che ci vuole tempo e che non vale la pena. M'incazzo nel giro di mezzo secondo. Gli faccio notare che non solo ha offeso me e quello scassone della bicicletta, ma che è una persona arrogante e mi ha pure rotto i gommini. Lui ribadisce dicendo di aver detto la verità, io gli rammento quanto ignorante sia lui e il suo modo di fare e gentilmente lo invito a continuare a fare le sue cose, che "vado da un altro".

Assiste alla scena un povero cristo con la faccia da tonno, che resta impassibile e mi guarda mentre vado via con lo scassone tra le braccia.

Trovo un altro biciclettaro... gentile (ero piuttosto nervosa e credo che abbia capito bene che non ero lì per sentirmi dire che la bicicletta fosse una merda visto che lo vedevo da sola). Domani mattina la andrò a riprendere (10 euro di spesa) un po' di vernice e Damy avrà uno scossone con rotelle con cui iniziare a pedalare.

Il bambino festoso è già felice per lo scassone trovato, già ci vuole andare così com'è, non ha importanza nemmeno la ruggine o i gommini spaccati, per lui era, ed è, bella così. Questi sono gli occhi dei bambini.

Il mio intento è quello di "migliorarla" di fare qualcosa di  mio per Damy. Nel mio cuore infantile è un gesto carino...un gesto davvero d'amore. La quasi quarantenne annienta la mia gioia infantile con imprecazioni solite da scaricatore augurando un virus intestinale al vecchiaccio buzzurro.
EVABHE.

Come a sette anni oggi mi sarei messa a piangere davanti al vecchio stringendo quel ferraccio della bici. Come a sette anni ho invidiato le persone che avevano la bici nuova e pur sapendo che posso comprarla senza problemi ho pensato alla bici che mio padre aveva rimesso a "nuovo" personalizzandola con faro e cassetta porta oggetti. A me sembrava la bicicletta più bella del mondo.

Vaglielo a dire alla gente di come sei capace di vedere le cose ancora con gli occhi da bambina. Speriamo che li abbia anche Damy nei prossimi giorni di fronte al nuovo scassone fatto con amore.



Dovrei liberarmi un po' di questi ricordi. Ma ci sto così bene dentro.

Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
... ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…



A. Merini






giovedì 23 marzo 2017

Porte in faccia

Sogno il momento in cui chiudere  la porta in faccia a qualcuno.

In passato l'ho fatto a dire la verità... a venti credi di essere il padrone del mondo con l'altezzosità e la sfrontatezza che appartengono solo ai giovani. Poi ne fai trenta e ti rendi conto di quante cose sbagliate tu abbia fatto in nome di cosa poi? Di una eterna giustizia che mai... mai arriverà.

Ora che sono vicina ai quaranta (vicina a tal punto che se stendo il braccio li tocco) aumentano i rimpianti, le domande "Se avessi fatto quello? e se invece..?", non hai più la sfrontatezza, se non nascosta in qualche frase che manca di coraggio.

Sono sempre stata diretta, mai falsa, o almeno mai con coscienza. Oggi sono incazzata, con il sistema del lavoro, con la fatica fatta e non ripagata. Ti domandi se la cosa giusta da fare sia davvero sempre rispettare le regole piuttosto che infrangerle.

In questo mondo vince chi lecca meglio il culo. È così ragazzi, c'è davvero poco da fare. Si lavora attorno al bersaglio, scavando bene intorno a forza di camminarci, e vince chi sta più vicino, chi sa fare la cosa giusta. Parlare male dietro alle spalle, e diventare culo e camicia appena girato l'angolo. 

Forse l'errore è la considerazione del giusto. Evidentemente il mio concetto di giustizia non collide con quello altrui.

Sogno di chiudere la porta in faccia, sogno di urlare al telefono sbroccando come feci nel lontano 2012 a quella povera crista che ebbe la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Non sopporto la precarietà, non sopporto l'attesa e il labile. Voglio certezze, ho bisogno di sapere che la fatica viene ripagata. Ma non funziona così. Per nulla proprio.

E così ti ritrovi a fare i salti mortali per non sentire tuo marito che ti "butta l'ansia" sul futuro economico, quando potresti essere tranquilla lo stesso. Ti ritrovi  a fare i salti mortali perché ti sei prefissata degli obiettivi e non ce la fai a dire "ma forse non ce la posso fare" che ora  hai di nuovo la capacità di ragionare, ora  senti nuovamente ogni fibra del corpo attivarsi e non ce la fai proprio ad allentare il gas, ma spingi, tutto giù.... a tutto gas.

Perché sei così cogliona che basta un "Brava" detto mentre nel frattempo ti stanno silurando, per farti illudere che vada bene lo stesso. Che a volte fa comodo fare finta di non vedere o di capire.

"e se avessi fatto....?" No, non si torna indietro. Vai avanti, sbatti la porta... ma  è l'uscita di servizio.

Sono incazzata con il sistema lavorativo, sono incazzata con il mio lavoro, sono incazzata anche con l'impiego statale (ora non posso ma in futuro descriverò dinamiche interessanti sul posto fisso).

Vorrei tornare ai venti, fosse solo per credere di stare facendo la cosa giusta.

MAVAFFANCULOVA.


venerdì 10 febbraio 2017

I gruppi WA, e il male di vivere.




Odio i gruppi w.a., davvero. Le persone che mi conoscono lo sanno e sanno anche che da quando ho scoperto il modo per evitare le notifiche non sfrutto le potenzialità dell'applicazione, per cui se mi scrivi non è detto che io ti risponda subito. Anzi.

Da quando Damy va al nido sono stata iscritta, mio malgrado, a diverse chat.

La mia vita è stata stravolta. Dico davvero. Se Umberto Eco diceva che "Facebook ha dato voce agli stupidi" io rilancio dicendo che W.A. ha concesso la facoltà di parlare alle mamme decerebrate.

Non credevo che al mondo ne esistessero tante. Ma d'altronde non si smette mai di imparare...
Alle prime chat mi sentivo quasi emozionata: "Regalo per la festa di CiccioFormaggio", evviva!! La nostra prima festa!! Che carine hanno pensato anche a me...

"Allora Mamme! (e già qui il sopracciglio si inarca...) ho pensato di creare questo gruppo per dirvi che penserò io a fare il regalo a CiccioFormaggio, per cui metterò una scatolina nell'armadietto di mia figlia CiccettaBella basterà che mettiate 10 euro in una bustina con il vostro nome. Lascerò la scatolina fino alla prossima settimana"

Bene, messaggio chiaro, gesto lodevole. Brava Mamma di CiccettaBella.

Poi l'apoteosi. Una sfilza infinita di gente che dice "Grazie!" "Che bella idea" "Faccetta che ride, faccetta che bacia, pollice in alto, manine felici". Non avevo ancora scoperto come disattivare le notifiche...quindi una serie infinita di BIP.

Sono le 23:58 e la "Pippi ⚤" manda un messaggio "scusate ma non ho capito bene, dove li dobbiamo lasciare i soldi? Nell'armadietto di CiccettaBella o di CiccettaBuona? perché hanno lo stesso nome!!!"
e mentre maledici il tuo telefono e il fatto che ti abbia strappato dal sogno...arriva l'illuminata devota al buonismo che risponde "Anche io non avevo capito! Ma si tratta di CiccettaBella quella che ha l'armadietto vicino alla porta rossa", ti riaddormenti, sono le 2:00 di notte e arriva un  "Grazie!!" seguito la mattina alle 5:00 da un "Figurati!!". E lì inizi a pensare che alla festa di CiccioFormaggio non ci vuoi andare.

I giorni a seguire sono un continuo..."Ho messo i soldi! Sono la mamma di Palletta!" "anche io! mamma di Burrofuso!" e così per giorni... fino alla festa. Dove ci sono ancora ritardatarie.."scusatemi! ho scordato di mettere i soldi ma la scatolina non c'è piu`!" O ancora "Io non avevo la bustina e li ho lasciati sfusi...sono i miei!" e così via...al punto che quando senti il BIP del telefono ti parte un tic nervoso nell'occhio.

Questo per le feste. Da quando c'è il terremoto le maestre hanno aperto una chat... e vi assicuro che c'è il delirio. Alla prima scossa di terremoto il telefono impazzisce... te già sei preoccupata e quando prendi il telefono, al quale hai tolto l'avviso di notifica, scopri 106 messaggi.

"Cacchio. È crollato tutto!!"



No, ovviamente. Sono le mamme decerebrate che hanno iniziato una litania, che termina con un elogio alle maestre con tanto di disegnino. E lì ti rendi conto che sei una persona cattiva, perché sei disgustata da tanto i tuoi occhi stanno guardando, e quando scorgi tra i messaggi "Se li portate fuori prendete delle magliette e fatene una sciarpa...perché ho scordato il cappello!" e un "Grazie per pensare HAI nostri figli"..Lì prendi il telefono e lo butti.

Il primo messaggio che scopri dopo aver sfogliato lo schermo per 3 ore diceva "Maestra Fiore: Stiamo tutti bene e in giardino, coperti"..



Vai a prendere tuo figlio e speri che tra i suoi amichetti preferiti non ci siano CiccettaBella, Palletta e il figlio della Pippi... Che no, davvero non ce la puoi fare.

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Tutto quello che ho scritto è vero. I nomi sono di fantasia, ma nemmeno troppo, mi assumo la responsabilità di quanto scritto...e se qualche mamma di questo tipo si sente offesa. Me ne farò una ragione. 



venerdì 3 febbraio 2017

Come dire le cose

Dicono che ai bambini si debba parlare sempre in maniera chiara, dire sempre la verità.
Solo che non riesco sempre a edulcorare le cose... Damiano sa di avere un fratello che è morto.
Solo che ogni volta mi lascia di sasso...

"Mamma ma io vorrei conoscere Alberto, perché non lo posso vedere?"
"Mamma ma perché Alberto, mio fratello, è morto?"
"Ma io dove stavo quando c'era Alberto?".

E allora inizi a raccontargli che lui era una stella e che poi lo abbiamo chiamato ed è sceso su un arcobaleno... ma ti rendi conto che ha poco senso. "Allora io ero nel cielo? ma non ci sta anche Alberto? ". Ecazzarolafigliomio ti ricordi proprio tutto.

"Mamma ma io stavo nel cielo azzurro o grigio?" "Damiano, la vuoi la pistola spaziale? quella che ti piaceva tanto? eh? la vuoi?"

Io certe volte non so che dire, come rispondere, certe volte penso di avere sbagliato a dirgli subito le cose...poi ci si mette Andrea "Chissà come sarebbe stato Alberto, se simpatico come Damiano".

E allora vorresti non avere un passato così ingombrante. Poi ricevi lettere di persone che hanno letto il libro e che si sono sentite meno sole... e allora ti sembra di essere riuscita a posizionare questo passato.

Però la pistola spaziale la prendo lo stesso, almeno per un po' giochiamo sulle stelle senza pensare a chi ci sta guardando dalla luna.

mercoledì 7 dicembre 2016

GGGiovani d'oggi

Che i tempi siano cambiati è cosa evidente, che io mi senta come la "vecchia" maestra delle elementari invece no.
Lei era (ed è) una tipa secca con i capelli corti, a me sembrava avere 80 anni, ma visto che ancora campa beata e di anni ne sono passati circa 30...presumo ne avesse tra i 40 e i 50.
Si lamentava del nostro essere vivaci e una volta, mentre uscivamo di corsa dalla scuola per andare a prendere il pulmino giallo che ci aspettava, ci disse che dovevamo andare piano, che "insomma, quando cambierete?", "MAI!", urlai io mentre facevo a gara per arrivare prima degli altri. Il giorno dopo la suddetta seccarona si presenta in classe tutta inviperita, perché voleva sapere "chi" fosse stato a risponderle in quel modo...ora, io ho tanti difetti ma un pregio ce l'ho e me ne vanto, non sono capace di dire le bugie....rimasi come una poveretta atterrita. Inizialmente restai zitta, poi, di fronte alla possibilità che l'intera classe venisse messa in punizione, mi presi le giuste responsabilità e, ovviamente piangendo (strano...eh), dichiarai la mia colpa. La Maestra ci rimase un po' male...evidentemente l'avevo spiazzata, forse quello era un atteggiamento che non si addiceva alla ragazzina di città che si era trasferita al paesello...mi rimproverò e la cosa finì lì.

Ma ancora me lo ricordo... per cui credo che l'insegnamento sia arrivato.

Ho appena terminato una supplenza in un Liceo, a un quinto. L'esperienza di queste giornate mi ha portato a questa osservazione...che i tempi sono sì cambiati, ma in peggio.
Lo scorso anno ho rinunciato alla supplenza annuale dopo un mese. Perché era terribile... due soldi in tasca fanno comodo, è vero, ma  la dignità, la passione per le cose valgono molto di più.

"Professorè, posso annà a piscià?", "Oh Professorè che veni da Roma? Oh allora te chiamamo Romanetta", "professorè, non avemo fatto gnente fino a mò", "Professorè posso annà al bagno?"

Questo un piccolo spaccato. Affiancato dal collaboratore tecnico, o come si chiama, con cui avevo una conpresenza per due giorni a settimana (su 3) il quale, dopo aver detto "Oh, fate l'esercizio di pagina 3" si sedeva alla cattedra, apriva il Corriere delle Sport (on line) e si faceva gli affari propri. Io dovevo restare lì con lui...così cominciavo a girare tra i ragazzi per vedere se e cosa stessero facendo. Uno giocava, l'altro andava su internet, la maggior parte stava ricopiando il risultato finale del laboratorio senza fare di fatto l'esercizio.
Basita, sconvolta, al limite dell'incredulità ho iniziato a cercare di far comprendere... il tecnico scocciato dice "ma va bhe lui lascialo stare che è stato assente, dai oggi gioca ma la prossima volta fai qualcosa ok?". Il suddetto ragazzo era lo stesso della "pisciata", ragazzo con problemi in famiglia che aveva già superato il numero di assenze (aveva tipo 72 gg di assenza ed eravamo a dicembre).

LASSISMO. Io ho rinunciato. Per carità c'erano anche due o tre ragazzi che meritavano ma nella mandria del resto...si perdevano. E io semplicemente ho gettato la spugna. Lo scorso anno era un primo...parliamo di quindicenni, ed era un istituto tecnico.

Quest'anno, speravo in qualcosa di meglio...insomma uno Scientifico...quello che ai miei tempi era l'antagonista di quello dove andavo io, era quello più snob...

"Professorè, posso andare al bagno?" (alle 8:15). "Professorè fino a mo non avemo fatto gnente", "Professorè, posso andare in segreteria?", "professorè guardi che noi siamo indietro anche in Fisica eh, queste cose non le possiamo fare", "Professorè tanto se a scuola va male io vado a lavorare all'acciaieria che mio padre conta e mi fa entrare, cioè io il lavoro già ce l'ho eh".

Diciottenni del 2016. Saccenti, spocchiosi, irriverenti, ignoranti. La maggior parte dei ragazzi ha difficoltà a svolgere una frazione inversa, a capire cosa c'è scritto in un libro. I libri non si portano a scuola e spesso nemmeno si aprono. Che tanto che studiamo a fare? Ma il cellulare ce lo abbiamo, e abbiamo la faccia tosta anche di metterci a scherzare, a ripassare davanti al docente. Che evidentemente non ha polso. Esistono sempre tanti casi di DSA, "guarda, quelli sono certificati e i genitori sono molto pesanti, dammi retta, se non vuoi avere problemi, basta che gli metti 6". Questo mi è stato detto da una docente.

Questa è la situazione dei GGiovani. Si salva sempre qualcuno, in quest'ultima classe ce ne stavano diversi interessati ed attenti, ma il resto...

Questa è la situazione della scuola. Ripenso alla me bambina che correva per andare a prendere il pulmino... e penso che forse non ero molto diversa...o forse sì. Mi domando come verrà su mio figlio...se correrà troppo o se risponderà male, o, ancora, se soffrirà di problemi di incontinenza come questi ragazzi di oggi.

 Per fortuna porta ancora il pannolino.


sabato 5 novembre 2016

Settimana pesante

Settimana pesante.

Il lunedì avrebbe dovuto essere il campanello d'allarme, se hai un corso sul RSPP  dove il grado di intelligenza, di partecipazione, di interesse e altro è pari a zero già dovresti passare a domenica no? No. Lunedì pomeriggio, Damy andiamo al corso di inglese, a sentire le canzoni carine? "no mamma, non c'ho voJa". Altro campanello.

Evabbhe, lunedì finisce, confidiamo nel martedì. Martedì banale, lavoro, routine familiare solita. Mercoledì decido di andare a Roma a incontrare un Prof con il quale ho lavorato negli ultimi mesi, un vero Signore che volevo conoscere. Colazione con il mio caro amico Davide che non vedo da gennaio, due risate, due pensieri allegri. Non ho preso l'ombrello, a Roma non piove mai....per fortuna i venditori di ombrelli mi hanno salvato all'uscita della stazione. 5 euro che non ho avuto la decenza, la forza e il piglio di contrattare.

Università, luogo di tanti anni di studio...cavolo, ma è cambiato tutto... Fisica sembra un centro sociale. Mi fermano chiamandomi signora. Capisco che il mio sentirmi studentessa non rispecchia con l'aria goffa e anziana che evidentemente dimostro. Fuggo. Verso l'incontro con il Prof, diluvia e non mi ricordo nemmeno come si prende un tram... sono una burina provinciale, se ne accorge pure quello che mi vuole dare un volantino...che figura di merda. Prima di tornare a casa mi dedico qualche ora per me, per un po' di shopping (almeno quello mei ricordo come si fa).

Pomeriggio, Terni. Porto Damy dalla nonna giusto il tempo di prepare la valigia che domani si va a Milano. Sono le 18:50 lo vado  a prendere, leggiamo qualche storia sul divano, la cena è pronta. Il tempo di dire "Carina questa storia vero?" che TRRRRRR TERREMOTO. Mi precipito con Damy sotto al tavolo... lui mi parla sottovoce "mamma perché siamo sotto al tavolo?" , perché c'è il terremoto, dico. Ma ho il terrore negli occhi e lui credo che lo capisca o forse no. Sembra passato, arriva Andrea, che nel frattempo stava per prendere l'ascensore ma che invece fortunatamente prende le scale. Cena solo Damiano, a noi si è chiuso lo stomaco. Come faccio domani e dopodomani a lasciare casa? dopo il terremoto? e se lo rifà? Per la prima volta da quando è nato devo lasciarlo...e sono in paranoia. Bagnetto, canzoni, Andrea sta mettendo il pigiama azzurro a Damiano, io sono in camera TRRRRRR TERREMOTO, ci precipitiamo sotto la porta della camera di damy, mi chiede se sia ancora il terremoto, dico di sì...e vado in panico. Ansia, paura, ansia, paura, giro a vuoto per casa. Decido di andare a dormire da mia madre, che con noi deve venire anche mia suocera, che no, a Terni non la lasciamo. Alle 21 e rotti partiamo per casa di mia madre, è a piano terra e li si sente di meno il tremare bastardo. Mi addormento verso le 2 di notte, alle 6 la sveglia, che a Milano ci andiamo lo stesso. Andrea però mi promette che stare da mia madre, il nido è chiuso per sicurezza.

Giovedì Milano, con ritardo dei treni fino a 75 minuti. Cena con un mio caro amico ma il pensiero è fisso a chi ho lasciato a casa, e cosi questo giorno di libertà che mi pregustavo è stata un'angoscia continua. Venerdì torno e Damiano alla stazione mi abbraccia forte dicendo che gli sono mancata e che "sei tornata mamma!". Sabato ci svegliamo tardissimo, la mattina andiamo al villaggio di babbo natale, il pomeriggio alla libreria del cuore a sentire le fiabe, la sera festeggiamo nonna. Poi a casa. Poi una tosse continua...sembra laringospasmo, corri, prendi il cortisone, damiano piange e dice AHIA AHIA, corriamo al pronto soccorso, tutto ok "ha fatto bene a dargli il cortisone", aerosol. Prendiamo le medicine stanotte Andrea? che domani lavori e se sta male come faccio ad uscire con lui? Giusto.  Medicine alla farmacia notturna. Stanotte bisogna mettere l'ora nuova...andiamo a letto verso le 2:30. Il risveglio è terribile. TRRRRR TERREMOTO, scatto in piedi, prendo Damiano e mi metto sotto la porta, sento sbattere le cose, sembra terminare ma invece riprende più forte. Mi domando se finirà o se moriremo tutti tanto è violenta. Finisce. Andrea mi dice di stare calma ma sono completamente fuori di me. Siamo in pigiama tutti. Cambio Damiano, mi vesto, prendo la valigia, metto l'aerosol che lui deve fare la cura di cortisone, preparo tutto. Casa continua a tremare, sono caduti gli oggetti, le ante dell'armadio si sono aperte, i gatti non li trovo sono nascosti. Gli metto la pappa ed esco in strada. Andrea mi urla contro che gli metto ansia. Chiamo mia suocera, mi chiamano cento persone, rispondo a fatica.  Sono in strada, ho promesso a Damiano la colazione al bar. Incontriamo alcuni amici, facciamo colazione (lui, solo lui noi no). Vado da mia madre. Il pomeriggio siamo tornati a prendere i gatti. 

Abbiamo passato un paio di giorni anche con la famiglia del fratello di Andrea, tutti insieme, perché il terremoto spaventa, se ti sorprende di notte ancora di più. Non metto piede dentro casa da una settimana. Domani rientro ma ho paura.

Le immagini in televisione non rimandano la sensazione che si prova quando la terra sotto i piedi trema. Ve lo dico io... ti fa  saltare i nervi a tal punto che quando cammini, quando ti siedi, ti sembra sempre che stia per tremare forte tutto, di nuovo. Ma spesso è solo suggestione.  

Una volta una persona mi ha detto che siamo legati alla Terra più di quanto pensiamo. Quanta verità. E quanta paura.

Sto bene ma sono una corda di violino.