giovedì 23 marzo 2017

Porte in faccia

Sogno il momento in cui chiudere  la porta in faccia a qualcuno.

In passato l'ho fatto a dire la verità... a venti credi di essere il padrone del mondo con l'altezzosità e la sfrontatezza che appartengono solo ai giovani. Poi ne fai trenta e ti rendi conto di quante cose sbagliate tu abbia fatto in nome di cosa poi? Di una eterna giustizia che mai... mai arriverà.

Ora che sono vicina ai quaranta (vicina a tal punto che se stendo il braccio li tocco) aumentano i rimpianti, le domande "Se avessi fatto quello? e se invece..?", non hai più la sfrontatezza, se non nascosta in qualche frase che manca di coraggio.

Sono sempre stata diretta, mai falsa, o almeno mai con coscienza. Oggi sono incazzata, con il sistema del lavoro, con la fatica fatta e non ripagata. Ti domandi se la cosa giusta da fare sia davvero sempre rispettare le regole piuttosto che infrangerle.

In questo mondo vince chi lecca meglio il culo. È così ragazzi, c'è davvero poco da fare. Si lavora attorno al bersaglio, scavando bene intorno a forza di camminarci, e vince chi sta più vicino, chi sa fare la cosa giusta. Parlare male dietro alle spalle, e diventare culo e camicia appena girato l'angolo. 

Forse l'errore è la considerazione del giusto. Evidentemente il mio concetto di giustizia non collide con quello altrui.

Sogno di chiudere la porta in faccia, sogno di urlare al telefono sbroccando come feci nel lontano 2012 a quella povera crista che ebbe la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Non sopporto la precarietà, non sopporto l'attesa e il labile. Voglio certezze, ho bisogno di sapere che la fatica viene ripagata. Ma non funziona così. Per nulla proprio.

E così ti ritrovi a fare i salti mortali per non sentire tuo marito che ti "butta l'ansia" sul futuro economico, quando potresti essere tranquilla lo stesso. Ti ritrovi  a fare i salti mortali perché ti sei prefissata degli obiettivi e non ce la fai a dire "ma forse non ce la posso fare" che ora  hai di nuovo la capacità di ragionare, ora  senti nuovamente ogni fibra del corpo attivarsi e non ce la fai proprio ad allentare il gas, ma spingi, tutto giù.... a tutto gas.

Perché sei così cogliona che basta un "Brava" detto mentre nel frattempo ti stanno silurando, per farti illudere che vada bene lo stesso. Che a volte fa comodo fare finta di non vedere o di capire.

"e se avessi fatto....?" No, non si torna indietro. Vai avanti, sbatti la porta... ma  è l'uscita di servizio.

Sono incazzata con il sistema lavorativo, sono incazzata con il mio lavoro, sono incazzata anche con l'impiego statale (ora non posso ma in futuro descriverò dinamiche interessanti sul posto fisso).

Vorrei tornare ai venti, fosse solo per credere di stare facendo la cosa giusta.

MAVAFFANCULOVA.


venerdì 10 febbraio 2017

I gruppi WA, e il male di vivere.




Odio i gruppi w.a., davvero. Le persone che mi conoscono lo sanno e sanno anche che da quando ho scoperto il modo per evitare le notifiche non sfrutto le potenzialità dell'applicazione, per cui se mi scrivi non è detto che io ti risponda subito. Anzi.

Da quando Damy va al nido sono stata iscritta, mio malgrado, a diverse chat.

La mia vita è stata stravolta. Dico davvero. Se Umberto Eco diceva che "Facebook ha dato voce agli stupidi" io rilancio dicendo che W.A. ha concesso la facoltà di parlare alle mamme decerebrate.

Non credevo che al mondo ne esistessero tante. Ma d'altronde non si smette mai di imparare...
Alle prime chat mi sentivo quasi emozionata: "Regalo per la festa di CiccioFormaggio", evviva!! La nostra prima festa!! Che carine hanno pensato anche a me...

"Allora Mamme! (e già qui il sopracciglio si inarca...) ho pensato di creare questo gruppo per dirvi che penserò io a fare il regalo a CiccioFormaggio, per cui metterò una scatolina nell'armadietto di mia figlia CiccettaBella basterà che mettiate 10 euro in una bustina con il vostro nome. Lascerò la scatolina fino alla prossima settimana"

Bene, messaggio chiaro, gesto lodevole. Brava Mamma di CiccettaBella.

Poi l'apoteosi. Una sfilza infinita di gente che dice "Grazie!" "Che bella idea" "Faccetta che ride, faccetta che bacia, pollice in alto, manine felici". Non avevo ancora scoperto come disattivare le notifiche...quindi una serie infinita di BIP.

Sono le 23:58 e la "Pippi ⚤" manda un messaggio "scusate ma non ho capito bene, dove li dobbiamo lasciare i soldi? Nell'armadietto di CiccettaBella o di CiccettaBuona? perché hanno lo stesso nome!!!"
e mentre maledici il tuo telefono e il fatto che ti abbia strappato dal sogno...arriva l'illuminata devota al buonismo che risponde "Anche io non avevo capito! Ma si tratta di CiccettaBella quella che ha l'armadietto vicino alla porta rossa", ti riaddormenti, sono le 2:00 di notte e arriva un  "Grazie!!" seguito la mattina alle 5:00 da un "Figurati!!". E lì inizi a pensare che alla festa di CiccioFormaggio non ci vuoi andare.

I giorni a seguire sono un continuo..."Ho messo i soldi! Sono la mamma di Palletta!" "anche io! mamma di Burrofuso!" e così per giorni... fino alla festa. Dove ci sono ancora ritardatarie.."scusatemi! ho scordato di mettere i soldi ma la scatolina non c'è piu`!" O ancora "Io non avevo la bustina e li ho lasciati sfusi...sono i miei!" e così via...al punto che quando senti il BIP del telefono ti parte un tic nervoso nell'occhio.

Questo per le feste. Da quando c'è il terremoto le maestre hanno aperto una chat... e vi assicuro che c'è il delirio. Alla prima scossa di terremoto il telefono impazzisce... te già sei preoccupata e quando prendi il telefono, al quale hai tolto l'avviso di notifica, scopri 106 messaggi.

"Cacchio. È crollato tutto!!"



No, ovviamente. Sono le mamme decerebrate che hanno iniziato una litania, che termina con un elogio alle maestre con tanto di disegnino. E lì ti rendi conto che sei una persona cattiva, perché sei disgustata da tanto i tuoi occhi stanno guardando, e quando scorgi tra i messaggi "Se li portate fuori prendete delle magliette e fatene una sciarpa...perché ho scordato il cappello!" e un "Grazie per pensare HAI nostri figli"..Lì prendi il telefono e lo butti.

Il primo messaggio che scopri dopo aver sfogliato lo schermo per 3 ore diceva "Maestra Fiore: Stiamo tutti bene e in giardino, coperti"..



Vai a prendere tuo figlio e speri che tra i suoi amichetti preferiti non ci siano CiccettaBella, Palletta e il figlio della Pippi... Che no, davvero non ce la puoi fare.

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Tutto quello che ho scritto è vero. I nomi sono di fantasia, ma nemmeno troppo, mi assumo la responsabilità di quanto scritto...e se qualche mamma di questo tipo si sente offesa. Me ne farò una ragione. 



venerdì 3 febbraio 2017

Come dire le cose

Dicono che ai bambini si debba parlare sempre in maniera chiara, dire sempre la verità.
Solo che non riesco sempre a edulcorare le cose... Damiano sa di avere un fratello che è morto.
Solo che ogni volta mi lascia di sasso...

"Mamma ma io vorrei conoscere Alberto, perché non lo posso vedere?"
"Mamma ma perché Alberto, mio fratello, è morto?"
"Ma io dove stavo quando c'era Alberto?".

E allora inizi a raccontargli che lui era una stella e che poi lo abbiamo chiamato ed è sceso su un arcobaleno... ma ti rendi conto che ha poco senso. "Allora io ero nel cielo? ma non ci sta anche Alberto? ". Ecazzarolafigliomio ti ricordi proprio tutto.

"Mamma ma io stavo nel cielo azzurro o grigio?" "Damiano, la vuoi la pistola spaziale? quella che ti piaceva tanto? eh? la vuoi?"

Io certe volte non so che dire, come rispondere, certe volte penso di avere sbagliato a dirgli subito le cose...poi ci si mette Andrea "Chissà come sarebbe stato Alberto, se simpatico come Damiano".

E allora vorresti non avere un passato così ingombrante. Poi ricevi lettere di persone che hanno letto il libro e che si sono sentite meno sole... e allora ti sembra di essere riuscita a posizionare questo passato.

Però la pistola spaziale la prendo lo stesso, almeno per un po' giochiamo sulle stelle senza pensare a chi ci sta guardando dalla luna.

mercoledì 7 dicembre 2016

GGGiovani d'oggi

Che i tempi siano cambiati è cosa evidente, che io mi senta come la "vecchia" maestra delle elementari invece no.
Lei era (ed è) una tipa secca con i capelli corti, a me sembrava avere 80 anni, ma visto che ancora campa beata e di anni ne sono passati circa 30...presumo ne avesse tra i 40 e i 50.
Si lamentava del nostro essere vivaci e una volta, mentre uscivamo di corsa dalla scuola per andare a prendere il pulmino giallo che ci aspettava, ci disse che dovevamo andare piano, che "insomma, quando cambierete?", "MAI!", urlai io mentre facevo a gara per arrivare prima degli altri. Il giorno dopo la suddetta seccarona si presenta in classe tutta inviperita, perché voleva sapere "chi" fosse stato a risponderle in quel modo...ora, io ho tanti difetti ma un pregio ce l'ho e me ne vanto, non sono capace di dire le bugie....rimasi come una poveretta atterrita. Inizialmente restai zitta, poi, di fronte alla possibilità che l'intera classe venisse messa in punizione, mi presi le giuste responsabilità e, ovviamente piangendo (strano...eh), dichiarai la mia colpa. La Maestra ci rimase un po' male...evidentemente l'avevo spiazzata, forse quello era un atteggiamento che non si addiceva alla ragazzina di città che si era trasferita al paesello...mi rimproverò e la cosa finì lì.

Ma ancora me lo ricordo... per cui credo che l'insegnamento sia arrivato.

Ho appena terminato una supplenza in un Liceo, a un quinto. L'esperienza di queste giornate mi ha portato a questa osservazione...che i tempi sono sì cambiati, ma in peggio.
Lo scorso anno ho rinunciato alla supplenza annuale dopo un mese. Perché era terribile... due soldi in tasca fanno comodo, è vero, ma  la dignità, la passione per le cose valgono molto di più.

"Professorè, posso annà a piscià?", "Oh Professorè che veni da Roma? Oh allora te chiamamo Romanetta", "professorè, non avemo fatto gnente fino a mò", "Professorè posso annà al bagno?"

Questo un piccolo spaccato. Affiancato dal collaboratore tecnico, o come si chiama, con cui avevo una conpresenza per due giorni a settimana (su 3) il quale, dopo aver detto "Oh, fate l'esercizio di pagina 3" si sedeva alla cattedra, apriva il Corriere delle Sport (on line) e si faceva gli affari propri. Io dovevo restare lì con lui...così cominciavo a girare tra i ragazzi per vedere se e cosa stessero facendo. Uno giocava, l'altro andava su internet, la maggior parte stava ricopiando il risultato finale del laboratorio senza fare di fatto l'esercizio.
Basita, sconvolta, al limite dell'incredulità ho iniziato a cercare di far comprendere... il tecnico scocciato dice "ma va bhe lui lascialo stare che è stato assente, dai oggi gioca ma la prossima volta fai qualcosa ok?". Il suddetto ragazzo era lo stesso della "pisciata", ragazzo con problemi in famiglia che aveva già superato il numero di assenze (aveva tipo 72 gg di assenza ed eravamo a dicembre).

LASSISMO. Io ho rinunciato. Per carità c'erano anche due o tre ragazzi che meritavano ma nella mandria del resto...si perdevano. E io semplicemente ho gettato la spugna. Lo scorso anno era un primo...parliamo di quindicenni, ed era un istituto tecnico.

Quest'anno, speravo in qualcosa di meglio...insomma uno Scientifico...quello che ai miei tempi era l'antagonista di quello dove andavo io, era quello più snob...

"Professorè, posso andare al bagno?" (alle 8:15). "Professorè fino a mo non avemo fatto gnente", "Professorè, posso andare in segreteria?", "professorè guardi che noi siamo indietro anche in Fisica eh, queste cose non le possiamo fare", "Professorè tanto se a scuola va male io vado a lavorare all'acciaieria che mio padre conta e mi fa entrare, cioè io il lavoro già ce l'ho eh".

Diciottenni del 2016. Saccenti, spocchiosi, irriverenti, ignoranti. La maggior parte dei ragazzi ha difficoltà a svolgere una frazione inversa, a capire cosa c'è scritto in un libro. I libri non si portano a scuola e spesso nemmeno si aprono. Che tanto che studiamo a fare? Ma il cellulare ce lo abbiamo, e abbiamo la faccia tosta anche di metterci a scherzare, a ripassare davanti al docente. Che evidentemente non ha polso. Esistono sempre tanti casi di DSA, "guarda, quelli sono certificati e i genitori sono molto pesanti, dammi retta, se non vuoi avere problemi, basta che gli metti 6". Questo mi è stato detto da una docente.

Questa è la situazione dei GGiovani. Si salva sempre qualcuno, in quest'ultima classe ce ne stavano diversi interessati ed attenti, ma il resto...

Questa è la situazione della scuola. Ripenso alla me bambina che correva per andare a prendere il pulmino... e penso che forse non ero molto diversa...o forse sì. Mi domando come verrà su mio figlio...se correrà troppo o se risponderà male, o, ancora, se soffrirà di problemi di incontinenza come questi ragazzi di oggi.

 Per fortuna porta ancora il pannolino.


sabato 5 novembre 2016

Settimana pesante

Settimana pesante.

Il lunedì avrebbe dovuto essere il campanello d'allarme, se hai un corso sul RSPP  dove il grado di intelligenza, di partecipazione, di interesse e altro è pari a zero già dovresti passare a domenica no? No. Lunedì pomeriggio, Damy andiamo al corso di inglese, a sentire le canzoni carine? "no mamma, non c'ho voJa". Altro campanello.

Evabbhe, lunedì finisce, confidiamo nel martedì. Martedì banale, lavoro, routine familiare solita. Mercoledì decido di andare a Roma a incontrare un Prof con il quale ho lavorato negli ultimi mesi, un vero Signore che volevo conoscere. Colazione con il mio caro amico Davide che non vedo da gennaio, due risate, due pensieri allegri. Non ho preso l'ombrello, a Roma non piove mai....per fortuna i venditori di ombrelli mi hanno salvato all'uscita della stazione. 5 euro che non ho avuto la decenza, la forza e il piglio di contrattare.

Università, luogo di tanti anni di studio...cavolo, ma è cambiato tutto... Fisica sembra un centro sociale. Mi fermano chiamandomi signora. Capisco che il mio sentirmi studentessa non rispecchia con l'aria goffa e anziana che evidentemente dimostro. Fuggo. Verso l'incontro con il Prof, diluvia e non mi ricordo nemmeno come si prende un tram... sono una burina provinciale, se ne accorge pure quello che mi vuole dare un volantino...che figura di merda. Prima di tornare a casa mi dedico qualche ora per me, per un po' di shopping (almeno quello mei ricordo come si fa).

Pomeriggio, Terni. Porto Damy dalla nonna giusto il tempo di prepare la valigia che domani si va a Milano. Sono le 18:50 lo vado  a prendere, leggiamo qualche storia sul divano, la cena è pronta. Il tempo di dire "Carina questa storia vero?" che TRRRRRR TERREMOTO. Mi precipito con Damy sotto al tavolo... lui mi parla sottovoce "mamma perché siamo sotto al tavolo?" , perché c'è il terremoto, dico. Ma ho il terrore negli occhi e lui credo che lo capisca o forse no. Sembra passato, arriva Andrea, che nel frattempo stava per prendere l'ascensore ma che invece fortunatamente prende le scale. Cena solo Damiano, a noi si è chiuso lo stomaco. Come faccio domani e dopodomani a lasciare casa? dopo il terremoto? e se lo rifà? Per la prima volta da quando è nato devo lasciarlo...e sono in paranoia. Bagnetto, canzoni, Andrea sta mettendo il pigiama azzurro a Damiano, io sono in camera TRRRRRR TERREMOTO, ci precipitiamo sotto la porta della camera di damy, mi chiede se sia ancora il terremoto, dico di sì...e vado in panico. Ansia, paura, ansia, paura, giro a vuoto per casa. Decido di andare a dormire da mia madre, che con noi deve venire anche mia suocera, che no, a Terni non la lasciamo. Alle 21 e rotti partiamo per casa di mia madre, è a piano terra e li si sente di meno il tremare bastardo. Mi addormento verso le 2 di notte, alle 6 la sveglia, che a Milano ci andiamo lo stesso. Andrea però mi promette che stare da mia madre, il nido è chiuso per sicurezza.

Giovedì Milano, con ritardo dei treni fino a 75 minuti. Cena con un mio caro amico ma il pensiero è fisso a chi ho lasciato a casa, e cosi questo giorno di libertà che mi pregustavo è stata un'angoscia continua. Venerdì torno e Damiano alla stazione mi abbraccia forte dicendo che gli sono mancata e che "sei tornata mamma!". Sabato ci svegliamo tardissimo, la mattina andiamo al villaggio di babbo natale, il pomeriggio alla libreria del cuore a sentire le fiabe, la sera festeggiamo nonna. Poi a casa. Poi una tosse continua...sembra laringospasmo, corri, prendi il cortisone, damiano piange e dice AHIA AHIA, corriamo al pronto soccorso, tutto ok "ha fatto bene a dargli il cortisone", aerosol. Prendiamo le medicine stanotte Andrea? che domani lavori e se sta male come faccio ad uscire con lui? Giusto.  Medicine alla farmacia notturna. Stanotte bisogna mettere l'ora nuova...andiamo a letto verso le 2:30. Il risveglio è terribile. TRRRRR TERREMOTO, scatto in piedi, prendo Damiano e mi metto sotto la porta, sento sbattere le cose, sembra terminare ma invece riprende più forte. Mi domando se finirà o se moriremo tutti tanto è violenta. Finisce. Andrea mi dice di stare calma ma sono completamente fuori di me. Siamo in pigiama tutti. Cambio Damiano, mi vesto, prendo la valigia, metto l'aerosol che lui deve fare la cura di cortisone, preparo tutto. Casa continua a tremare, sono caduti gli oggetti, le ante dell'armadio si sono aperte, i gatti non li trovo sono nascosti. Gli metto la pappa ed esco in strada. Andrea mi urla contro che gli metto ansia. Chiamo mia suocera, mi chiamano cento persone, rispondo a fatica.  Sono in strada, ho promesso a Damiano la colazione al bar. Incontriamo alcuni amici, facciamo colazione (lui, solo lui noi no). Vado da mia madre. Il pomeriggio siamo tornati a prendere i gatti. 

Abbiamo passato un paio di giorni anche con la famiglia del fratello di Andrea, tutti insieme, perché il terremoto spaventa, se ti sorprende di notte ancora di più. Non metto piede dentro casa da una settimana. Domani rientro ma ho paura.

Le immagini in televisione non rimandano la sensazione che si prova quando la terra sotto i piedi trema. Ve lo dico io... ti fa  saltare i nervi a tal punto che quando cammini, quando ti siedi, ti sembra sempre che stia per tremare forte tutto, di nuovo. Ma spesso è solo suggestione.  

Una volta una persona mi ha detto che siamo legati alla Terra più di quanto pensiamo. Quanta verità. E quanta paura.

Sto bene ma sono una corda di violino.

venerdì 21 ottobre 2016

search file

Baretto di via Treviso. Secondo tavolino a sinistra nella saletta posteriore del locale, quella lontano dalla confusione, rialzata di 3 gradini dalla sala centrale.

C'è una finestra in alto, entra la luce della primavera, sarà aprile o forse ancora marzo.

Hai gli occhiali che stanno tornando ad avere le lenti chiare, ci deve essere il sole fuori, la magia delle lenti fotocromatiche... hai la giacca sul grigio e la cravatta rossa. Hai poggiato qualcosa sul tavolino, forse le chiavi del dipartimento.

Sei davanti a me, la finestra è dietro, in alto.  Tiri su la gamba dei pantaloni prima di sederti, ti schiarisci la voce e mi chiedi come sia andata oggi.


Parliamo di cose del laboratorio, sto finendo di fare la tesi, e devo avere qualche problema con Tonino o con la vecchia...o forse non mi torna qualche misurazione. Prendi il pacchetto di grissini, quelli sottili, quelli torinesi che sono buoni, più buoni di quelli ciccioni.

Non ricordo cosa hai ordinato, sicuramente la cicoria all'agro, se ce l'hanno. Forse una tagliata, non importa. Ricordo quello che ci siamo detti dopo però. Ti ho detto che sabato con Andrea siamo andati a vedere i mobili per casa, così per farci un'idea...e che mi sono sentita soffocare, che mi sento angosciata, che forse non sono proprio pronta all'idea che un giorno andrò via da casa, di arredare con lui, di iniziare qualcosa con lui. Sorridi e mi dici che è normale, che "è la vita e che è giusto così", ne parliamo a lungo, credo sia stata la prima volta in cui  ti abbia detto esattamente come stavo, quello che sentivo, le preoccupazioni. Ero solita parlarne con mamma, te sapevi tutto ma attraverso di lei. Mi hai rassicurato, e ho sentito che era davvero giunto il momento di prendere decisioni, che presto le cose sarebbero cambiate, la fine dell'università, l'inizio del lavoro e l'inizio della mia vita con Andrea.



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Questo è un flash che è tornato a galla e che ho voluto scrivere, per tenerne traccia. Come se scrivendolo potesse tornare a vivere ancora un po'. Oggi c'è il sole  e mentre venivo in ufficio, in macchina, in radio hanno passato "Father and son" e in un secondo mi sono ritrovata seduta lì, davanti a mio padre. Con 25 anni addosso, e tante cose ancora da costruire, ma le basi erano buone e le fondamenta hanno retto. A distanza di più di 10 anni.

Mercoledì vado a Roma, voglio tornare nei luoghi che hanno accompagnato tanti anni felici, voglio tornare a calpestare strade fatte con il cuore leggero, ora posso riaffrontare i luoghi senza paura di provare dolore,con nostalgia ma anche con tanto amore. Perché nulla è andato perduto, e tante cose sono ancora da costruire, e se proprio devo dirla tutta ho  una memoria meravigliosa...






venerdì 14 ottobre 2016

Giorno dopo giorno...

Quella qui sotto sono io. Capello mezzo sistemato, unghie dipinte, pantalone nuovo, di quelli che "preferibilmente" vanno con il risvoltino, ma dato che mi sento imbecille non lo faccio, e così si vede il calzettone nero a pallini bianchi che ho sotto.

Scucchia, occhio triste. Naso importante. 

Io, che faccio finta di dire cose sensate.

Mi sono smontata da sola, non infierite ancora.

Sabato siamo andati a Castel San Pietro, per la premiazione del concorso. Quando ho preso in mano il libro ho sentito il peso di quelle parole, l'ho sentito perfettamente. Avevo le lacrime agli occhi... non riesco nemmeno a leggerlo, nemmeno una pagina... ma va bene lo stesso. Ora sarà mezzo e strumento per altri, per chi ne avrà bisogno. Il suo scopo con me l'ha già assolto, ha già fatto il suo lavoro. Ora è tempo che queste parole pesanti vengano in qualche modo liberate, per alleviare e sorreggere altri.

Ho ascoltato storie dolorose, storie che mi hanno commosso e mi sono entrate dentro. Altre, avevano la spocchia di chi si sente scrittore e capace di scrivere drammi non vissuti, poesie scritte con il cuore, poesie bellissime.

Un'arpa ha accompagnato la mattinata. 
Bello, bellissimo. Un sentirsi in famiglia... famiglia che tra le altre cose era con me quasi al completo.

Il mio, nostro, libro.
Abbiamo davvero chiuso un cerchio. Parlo al plurale perché lì dentro ci sono tante persone, tutti quelli che mi hanno accompagnato, sostenuto, incoraggiato, tutti lì... nelle lacrime che cadevano quando scrivevo i post più dolorosi, nella gioia di quando è spuntato l'arcobaleno.

Dire grazie ad ognuno è difficile, ognuno sa cosa, e quanto, ha fatto.

Un capitolo della mia vita chiuso. Ma che porto nel cuore e che per sempre sarà parte di me.
Forse anche di qualcuno di voi.

Domani è il 15 ottobre, baby loss.

Alle 19 accendete una candela, fatelo con un sorriso, perché l'amore tutto può, e la morte si supera sempre con la vita.
Il libro lo troverete cu CiaoLapo al più presto (se lo comprate lì la cifra va tutta a loro) se lo ordinate lo mandano anche nelle librerie, ma mi hanno detto che ancora non lo hanno messo in distribuzione.

GRAZIE di cuore a tutti.